Mostre in Basilica. Formisano risponde a Giulianati

La tesi di Mario Giulianati, ripresa da Vicenzapiù, che contesta quanto ho dichiarato la settimana scorsa al Giornale di Vicenza sul programma delle Mostre a Vicenza mi induce a qualche rapida replica.

Parto da un ricordo personale: nei lontani anni dell’Università (ahimè lontani) ricordo una dotta lezione del Professor Semenzato dell’Università di Padova incentrata sull’analisi di due opere Michelangiolesche: la Pietà più celebrata e famosa, quella di San Pietro in Roma, e la Pietà Rondanini, oggi al Castello Sforzesco di Milano. Per l’esimio storico dell’arte la seconda rappresenta l’opera della maturità e dell’intensità, mentre la prima era persino troppo perfetta. Eppure i visitatori accorrono a frotte soprattutto per visitare San Pietro e per rimanere in silenziosa ammirazione di quell’opera considerata fra le perle dell’umanità.

In sostanza le persone amano riferirsi all’arte non secondo i canoni degli esperti e delle scuole di pensiero d’avanguardia ma secondo il proprio gusto. E si fanno centinaia di chilometri per andare a vedere quello che loro più gli aggrada.

Il turista culturale organizza un viaggio se in una mostra ritrova gli artisti dell’impressionismo, o del cubismo picassiano, mentre probabilmente rinvia ad altra data se l’artista proposto non solletica la sua attenzione.

Turisti in coda Basilica Palladiana

Quale deve essere in questo ambito la proposta di un Amministrazione attenta ai reali bisogni del territorio: soddisfare il gusto condiviso o suggerire proposte di profondo respiro culturale, formative e che portino ad una crescita del singolo? E sfido il più bravo dei professori di Storia dell’Arte a dimostrarmi che la visita alla Mostra di un artista pur raffinato come Oppi produca una mia personale crescita sul piano della cultura artistica.

E quindi non me ne voglia il buon Mario ma io non ho dubbi. Un’amministrazione comunale intelligente non può che optare per l’operazione che dia riscontri in termini di presenza e di interesse. Anche perché nel momento in cui investo cinque lire che non sono mie sono obbligato a rendere conto degli investimenti che faccio.

E’, inoltre, ardita la tesi che il mezzo milione di persone che ha visitato la mostra di Van Gogh non abbia portato benefici sul territorio: solo la tassa di soggiorno ha portato un incremento notevolissimo in quel periodo arrivando ai 700.000 euro incassati dal Comune, e presto si fa a capire quanto abbiano incassato solo gli alberghi, senza considerare quanto è entrato ai ristoratori, ai baristi, ai negozianti in genere. Il Comune ha misurato l’incasso maggiore delle entrate ai musei passato da un milione di euro ad un milione e seicento mila euro, nel periodo della mostra. Il che la dice lunga sulla ricaduta che ha avuto nel territorio.

Io dunque rimango della mia opinione. E garantisco che non la reputo dettata dal ruolo politico che rivesto, ma solo dalla ragionevolezza e credo di non svelare alcun arcano se ricordo che quando un precedente Assessore alla Cultura (della mia parte politica) propose di rilanciare gli artisti espressione del territorio, mossi a lui, come all’attuale referente le stesse domande e le stesse contestazioni.