Eccidio dei 10 martiri: no a rilettura della storia

“Togliere le parole nazifascisti e Resistenza dai manifesti è atto grave, un tentativo di rilettura della storia inaccettabile” Così il Segretario cittadino del Partito Democratico di Vicenza Federico Formisano e il Segretario provinciale Chiara Luisetto commentano la scelta dell’Amministrazione Comunale di Vicenza di sostituire le parole più significative del manifesto per le celebrazioni del 74° anniversario dell’eccidio dei 10 martiri. “I nazifascisti, altro che generiche forze di occupazione, fucilarono per rappresaglia dieci giovani prelevati dalle carceri di Padova, tragico ed emblematico episodio che ogni anno viene ricordato per sottolineare la barbarie di un regime capace di uccidere i dissidenti e fare della violenza un quotidiano strumento di repressione. Vicenza città dalle medaglie che ricordano quei fatti non può oggi essere teatro di alcuna rilettura storica, tantomeno con motivazioni di apparente pacificazione quali quelle addotte dall’Amministrazione nelle scorse ore.

I morti non sono tutti uguali e chi ha combattuto per la nostra libertà deve essere chiamato per nome con orgoglio e chiarezza di intenti. La nostra solidarietà va inoltre a Danilo Andriollo e all’ANPI che si è ritrovata spettatrice di questo tentativo maldestro e deprecabile di revisionismo fatto in casa. Si rispetti la storia e si renda onore a chi, dalla parte giusta, ha contribuito per realizzarla”.

X Martiri Manifesto 2018

A seguito dell’articolo apparso sul sito web Lettera43 pubblichiamo un commento inviatoci dall’iscritto Pio Serafin.

“Mi sembra utile ricordare il discorso di Angela Merkel a Dachau quando disse, in conclusione:
Per noi è dovere sapere e ricordare quanto qui accadde: il ricordo e la memoria devono essere tramandati di generazione in generazione, lo dico da Cancelliere federale. I giovani devono sapere e dovranno sapere sempre quali dolori e sofferenze furono arrecati al mondo dalla Germania.

Ettore Gallo, nel ‘95 in occasione della cerimonia di conferimento della medaglia d’oro alla nostra città per la partecipazione alla Resistenza ricordò questo eccidio davanti al presidente della Repubblica Scalfaro dicendo che esso fu: un esempio classico di inumana rappresaglia, proibita già allora dalle leggi di guerra e dalle Convenzioni internazionali, come si dimostrò poi nei processi per la strage delle Fosse Ardeatine, perché mancava il nesso che legasse quei giovani alle attività vicentine da loro ignorate.

Ma in questa occasione è tutta la vicenda storica dell’eccidio che viene  travisata fino al suo epilogo con la telefonata del vescovo Carlo Zinato al generale Von Zalthier”.