Campo Marzo “zona rossa”

di Marcello Pinto

Siamo sicuri che sia questo l’approccio giusto al problema del degrado?
Il servizio di “Striscia la notizia”, andato in onda giorni fa, documenta che alla base del fenomeno c’è il consumo di droga ed è questa la principale causa che va affrontata.
Malgrado i dati istituzionali lascino intuire che a Vicenza lo spaccio di stupefacenti sia in calo, la percezione, camminando per la città, è ben diversa ed è confermata dal crescente numero di assistiti dal Servizio Territoriale per le Dipendenze (SerD), con un’estensione verso le fasce
più giovani (meno di 14 anni, per intenderci). Gli immigrati sono un’opportunità a basso costo a cui la criminalità organizzata fa ricorso, sfruttando la mancanza di un’efficace politica di integrazione. In altre parole, se non ci fossero gli immigrati, lo spaccio sarebbe affidato a
connazionali, come succedeva anni fa. Non sono quindi loro la causa, come molti ritengono, ma semmai uno strumento.
Fino a quando il degrado degli spazi urbani sarà affrontato solo come un problema di ordine pubblico, con misure che sembra vogliano assecondare gli umori della gente, piuttosto che intervenire sulle cause, temo non ne verremo fuori. Per questo, l’iniziativa di creare una “zona rossa”, che vieti l’accesso nell’area interessata a chi ha precedenti, mi lascia perplesso,
perché, ancora una volta, sposterebbe il problema senza risolverlo. Spacciatori e relativi clienti si localizzerebbero in altre zone della città, estendendo il degrado, come di fatto sta già succedendo, da quando è stata intensificata la presenza di forze dell’ordine in Campo Marzo, presenza peraltro inefficace come il servizio televisivo ha documentato.

L’acquisto di stupefacenti è sostenuto da “bianchi”, spesso Vicentini, spesso anche stimati professionisti (in particolare quello della cocaina). Dall’altro canto ci sono gli immigrati, spesso irregolari, spesso “neri” allo sbando perchè non è stata fatta una seria politica d’integrazione.
Entrambi sono rei ed entrambi in un certo senso vittime, perché, sia chiaro, i problemi interconnessi delle dipendenze (tossico- e non), della criminalità organizzat a e dell’immigrazione sono complessi e sono inflluenzati da molteplici fattori, alcuni dei quali non possiamo controllare direttamente, come ad esempio la crisi economica, il cambiamento climatico e così via.
Come cittadini possiamo però fare tanto, riappropriandoci del territorio che ci appartiene, vivendo la città, i quartieri, piuttosto che accettando di vivere rintanati. Le Istituzioni devono impegnarsi a sostenere i cittadini, non solo proteggendoli, ma anche promuovendo eventi, con investimenti strutturali, intensificando la formazione per la prevenzione delle dipendenze, in definitiva con tutte quelle iniziative che cerchino nella società civile il necessario alleato.
Infine la politica deve smetterla di affrontare i problemi in chiave strumentale e non per risolverli, come in questo caso, nel momento in cui si alimentano paure verso avversari sbagliati e talvolta persino infondate.