ABOLIZIONE CLAUSOLA ANTIFASCISTA: si scredita l’immagine della città di Vicenza e se ne cancella la storia

Nel silenzio di un sindaco indifferente e con un’amministrazione che sbanda sempre più a destra, si scredita l’immagine della città di Vicenza e se ne cancella la storia.La città di Vicenza ha vissuto ieri una triste pagina della sua storia. L’abolizione della clausola “antifascista” è l’atto che smaschera definitivamente un’amministrazione che si è presentata come civica per poi scivolare sempre più nelle braccia della destra più estrema. Un atto politico di cui il primo responsabile è il sindaco Rucco: chiuso in un silenzio che non si addice al suo ruolo ha lasciato spazio alla campagna elettorale di Giovine e ha permesso che il Consiglio comunale si lacerasse, screditando l’immagine della città medaglia d’oro per la guerra di liberazione.Oggi ricorre l’anniversario dell’assassinio di Giacomo Matteotti, brutalmente ucciso per aver avuto l’ardire di esprimere il suo libero pensiero in Parlamento, e della dichiarazione di guerra con cui il regime consegnava al massacro una nazione impreparata e imbevuta di propaganda. Ricordi del secolo scorso, ma che tragicamente rivivono in tanti episodi di cronaca quotidiana: le minacce di morte alla Senatrice Liliana Segre, l’imbrattamento dei memoriali della lotta di resistenza, le svastiche che compaiono sulle case degli ex deportati nei campi di sterminio sono tutti segnali della presenza di un neofascismo che purtroppo rialza la testa in un contesto di grande indifferenza e distrazione.Il tessuto sociale i questo momento è più fragile che mai, con una crisi economica che ancor più aggrava le paure e le preoccupazioni. Non era il momento di abolire questa clausola e il primo che lo doveva capire era il sindaco: nel suo alto ruolo istituzionale non avrebbe dovuto barattare la dignità della città con la campagna elettorale di un suo assessore.

A questo punto non si doveva arrivare. A rimetterci, più di tutti, è Vicenza; e la città non se lo merita. L’emendamento da noi proposto nel Consiglio di martedì – che proponeva il ripudio del fascismo, di tutti i totalitarismi e di ogni forma di violenza – tendeva la mano a tutti i democratici e liberali. Perché, se non si può cancellare la Storia con una mano di bianchetto, non si può nemmeno chiudere gli occhi davanti alla realtà di oggi: ovunque, in parte anche in Europa, si affacciano nuove forme di dispotismo liberticida e violento. Chi si riconosce nei valori della nostra Costituzione non può restarne indifferente; sarebbe troppo facile condannare i totalitarismi del secolo scorso e ignorare quelli del nostro. L’emendamento rappresentava anche un salvagente lanciato al Sindaco: avrebbe potuto scongiurare lo scontro con una soluzione unitaria ed evitare alla città una perdita di immagine di portata nazionale. Ma evidentemente, anche per lui, questo è un tema da campagna elettorale, uno “scudo” identitario dietro cui nascondere il nulla del suo mandato, una “penale” da pagare a Fratelli d’Italia che da un anno lo tiene sotto scacco.Questo scontro, volutamente innescato da Giovine e da Rucco, va superato per il bene della città; non certo riproponendo le solite contrapposizioni ideologiche e nemmeno con nuovi propositi di rivalsa. È necessario invece un risveglio delle forze democratiche che, presenti in tutti gli schieramenti, sono troppo spesso silenti e soggiogate alle frange più estreme.

*Gruppo Consiliare Partito Democratico di Vicenza

Lo scontro è stato volutamente innescato da Giovine e Rucco: il primo per lanciare la propria campagna elettorale, il…

Pubblicato da Gruppo Consiliare del Partito Democratico di Vicenza su Domenica 14 giugno 2020